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Psicopatologia
della vita quotidiana
In
tutte le branche della medicina, e la psichiatria non fa eccezione, si
può assistere alla comparsa di nuovi fenomeni che col tempo si
caratterizzano come vere e proprie sindromi e malattie, che richiedono
allo specialista di approfondire le sue conoscenze per modificare le sue
modalità di intervento.
Questo appare quindi un destino comune di tutte le branche della medicina
e della chirurgia.
Stiamo assistendo, ed è cosa di questi giorni, alla diffusione
di notizie, a volte preoccupanti, riguardo alle temibili conseguenze della
SARS, nuova forma di polmonite atipica virale.
E ancora, da circa 20 anni, è comparso l’AIDS, e tutti noi
siamo consapevoli di come possa aver inciso sui costumi sessuali della
nostra epoca.
Ma possiamo anche assistere alla ricomparsa di malattie che sembravano
oramai far parte della memoria storica della medicina, vedi l’accendersi
della paura di una guerra condotta con la propagazione di batteri che
potrebbero determinare epidemie disastrose, come i recenti episodi sull’antrace
dimostrano.
Tornando alla psichiatria, solo da pochi decenni, e precisamente dai lavori
di Klein degli anni ’60, il disturbo da attacchi di panico è
stato riconosciuto lo status di categoria diagnostica a sè stante,
con la separazione da altri quadri clinici, dove il suo corteo sintomatologico,
pur così tipico, aveva un ruolo secondario.
Nei vecchi e ineccepibili manuali e trattati non si ha una descrizione
così precisa come nei sistemi diagnostici più recenti (ad
esempio dal DSM-III in poi). Anche i comportamenti patologici dei disturbi
dell’alimentazione sono stati descritti solo a partire dal secolo
scorso.
Ma si può anche assistere all’oblio di sindromi conosciutissime:
infatti è cosa nota la quasi scomparsa della eclatante sintomatologia
della isteria. Anzi ci si potrebbe retoricamente chiedere quale psichiatra
non desidera vedere il famoso Arco di Charcot, che riveste oramai solo
un valore storico e rintracciabile forse in alcune illustrazioni d’epoca.
Insomma, i complessi sindromici della psichiatria non appaiono fissi,
immutabili, scolpiti nella pietra, sempre uguali a loro stessi nel tempo.
E’ più opportuno immaginarli con modalità di presentazione
fluide, variabili che possono modificarsi probabilmente a causa di determinati
fattori sociali e culturali.
Le sindromi psichiatriche sembrano poter avere un ciclo di vita proprio:
possono comparire in un dato momento storico, diffondersi e poi, perché
no, diventare rare e scomparire.
Ecco perché riteniamo opportuno dedicare uno spazio per quei fenomeni
che stanno emergendo e su cui si sta focalizzando l’attenzione dei
ricercatori e che, a volte, non sono stati completamente delineati e chiariti
in tutti i loro aspetti.
Gianfranco del Buono
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